I 70 anni dalla Dichiarazione Schuman, Roberto Ciambetti: il Covid-19 ha colpito a morte l’Unione Europea?

0
549
Ciambetti

Sabato 9 maggio – scrive in una lettera Roberto Ciambetti, Presidente del Consiglio Regionale del Veneto – saranno trascorsi 70 anni dalla Dichiarazione Schuman, il primo grande passo compiuto all’indomani del Secondo conflitto mondiale nel cammino verso l’Unione Europea. L’anniversario coincide quest’anno con una ondata di sfiducia verso le istituzioni comunitarie come raramente è avvenuto in passato.

Il Coronavirus ha fatto esplodere le contraddizioni e i nodi irrisolti dell’Unione. Questa Europa, ben diversa da quella immaginata da Schuman, l’Unione fatta da governi e non dai cittadini, è un puzzle complicato di stati, burocrazie e apparati che non hanno visione strategica comune, come si è visto sin dalle prime settimane dell’epidemia Covid-19. L’esatto contrario della visione profetica di Schuman.

“La pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano” recita l’inizio della Dichiarazione del ministro degli esteri francese in quel pomeriggio parigino di settant’anni fa. “L’Europa non potrà farsi un una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto. L’unione delle nazioni esige l’eliminazione del contrasto secolare tra la Francia e la Germania…”

Davanti alla pandemia la solidarietà europea s’è sciolta, nessuno ha avuto scatti di fantasia proporzionali al disastro che sta portando alla più profonda recessione mai vissuta dal nostro Continente mentre sulle ragioni umanitarie hanno prevalso le logiche della finanza, la supposta salute dei bilanci sulla concreta salute delle persone. I più hanno dimenticato il generoso slancio e la mano tesa di Schuman, ministro di una nazione vincitrice, verso la Germania sconfitta, generosità che avrebbe portato quattro anni più tardi al condono ai tedeschi del pagamento del 40 per cento dei danni di guerra, da pagare solamente nel caso di una riunificazione tedesca, clausola che nessuno sollevò nel 1990 quando Berlino tornò ad essere la capitale della Germania riunita.

Anzi: con il Trattato di Maastricht (1992) la Germania ottenne, proprio per sostenere i costi della riunificazione, un sostegno eccezionale dall’Unione con la deroga al divieto degli aiuti di stato, deroga confermata con il Trattato di Lisbona nel 2009. Senza questa previsione, mai abrogata, milioni di tedeschi dell’Est sarebbero rimasti disoccupati, le fabbriche chiuse e la banche fallite, come senza la cancellazione del Debito di guerra, la Germania non si sarebbe mai risollevata.

A Berlino sanno adoperare al meglio la macchina europea come si è visto anche in queste ultime settimane. La Germania, come dimostrano i dati diffusi dalla Commissione, si è accaparrata da sola il 52 per cento del totale degli aiuti di stato concessi dall’Unione per l’emergenza Covid-19 finora liquidati. L’Italia, ben più colpita, ha sfruttato solo il 17 per cento di tali fondi. Con gli aiuti di stato la Germania ha sostenuto un prestito per 3 miliardi di € all’Adidas, per 1,8 miliardi di € per il colosso turistico Tui e si ipotizza un salvataggio di Lufthansa attorno ai 9 miliardi di €. E’ colpa dei tedeschi se hanno saputo usare al meglio le finestre aperte dall’Unione? No.

Ma è anche vero che ’Europa, ristretto club di governi e stati troppo attenta alle agenzie di rating e colpita spesso da improvvise amnesie e improvvisa vampate di rigore e austerità imposte ai più deboli, è stata avvelenata mortalmente dal Covid-19.

E se vogliamo cercare veramente l’antidoto a questo veleno, la prima cosa da fare è rileggere la Dichiarazione di Schuman di 70 anni fa’.


Clicca qui se apprezzi e vuoi supportare il network VicenzaPiù: #iorestoaacasa tanto viene #vicenzapiuacasamia

Clicca qui per la situazione ora per ora sul Coronavirus e qui per tutte le nostre notizie sull’argomento, ndr)

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui