Emanuela Dal Cengio, Sindaco di Crespadoro racconta il paese, se stessa e l’emergenza Coronavirus vista dall’interno degli ospedali

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Emanuela Dal Cengio, Sindaco di Crespadoro

Il Comune di Crespadoro è un Comune dell’Alta Valle del Chiampo composto da circa 1.300 abitanti. La maggior parte abita il capoluogo, il rimanente è suddiviso nelle frazioni di Durlo, Marana e la piccola perla di Campodalbero. Si tratta di un paese ricco di storia, insignito della medaglia d’argento al Valor Militare. Il Sindaco di Crespadoro Emanuela Dal Cengio ci fa un ritratto del paese, delle frazioni, di se stessa e…l’emergenza Coronavirus vista da lei che lavora in ospedale.

Come possiamo raccontare Crespadoro a chi non lo conosce?

“Durante le due guerre mondiali ma in particolar modo nella Seconda, Crespadoro ha dato tanto in termini in vite umane e per noi onorare i nostri cari caduti è di significativa importanza. Si tratta di un piccolo paese in cui le origini cimbre si fanno sentire in modo importante. Nel nostro dialetto sono presenti ancor oggi moltissimi toponimi di derivazione cimbra. Basti pensare ai nomi delle vie e contrade soprattutto nella frazione di Durlo. Abbiamo avuto grandi maestri di storia, di cultura e musica, basti pensare al Maestro Rino Mecenero. Grazie a lui oggi a Crespadoro possiamo vantare un bellissimo e fornitissimo museo di storia locale.
Poi abbiamo la natura incontaminata e la nostra acqua che è la nostra più grande ricchezza e l’orgoglio del nostro vivere quotidiano. Crespadoro ha innumerevoli attività commerciali che vanno dall’ottima ristorazione a base di prodotti tipici locali come la trota, il tartufo, le castagne, le erbette selvatiche e tanto altro… Da non dimenticare le attività artigianali e fra essi il nostro Mulino che grazie alla macinazione a pietra, vanta farine di elevatissima qualità. Sono altresì presenti una piccola realtà conciaria e attività edili. Da non dimenticare la presenza di un artigiano che produce alimenti biologici e biodinamici”.

E per quanto riguarda le tre frazioni (Marana, Durlo e Campodalbero)?

“Tutte e tre le frazioni possono vantare associazioni di volontariato di grande valore e che lavorano incessantemente per rendere questo paese un’attrattiva agli occhi di un turismo sempre alla ricerca di luoghi incantevoli e densi di storia e tradizioni. Marana è famosa per il suo tartufo di cui ogni anno l’Associazione Tartufai si rende disponibile con un importante evento nel mese di ottobre, per far conoscere e degustare questo prelibato prodotto. C’è chi si occupa di far conoscere la montagna di Marana e le tradizioni. Da poco è stato inaugurato l’Osservatorio Astronomico più importante del Veneto e gestito da un’Associazione di Astrofili. che grazie alla preparazione dei suoi membri, alle attività di corsistica, serate e giornate di lezioni di astronomia, nonché alla fitta rete di collaborazione, anche a livello internazionale, sta portando al MarSec di Marana numeri straordinari, migliaia di persone che attratti anche da un cielo privo di inquinamento sia in termini di aria che di luminosità, vengono a Marana di Crespadoro per conoscere il mondo dell’astronomia.
Campodalbero è una piccola perla incastonata nelle rocce delle Piccole Dolomiti. Montagna in cui è nato il celebre canto: “Signore delle Cime” scritto e composto dal GRANDE Maestro Bepi De Marzi a ricordo dell’amico Bepi Bertagnoli che, proprio su quelle montagne ha lasciato la sua vita. Grazie a un’associazione di persone che provengono da molti paesi della Valle Agno-Chiampo, Campodalbero è riuscita a far parlare molto di sé con un percorso di natività realizzato in 10 km, fattibile a tutti, che ha visto passare migliaia e migliaia di persone che sono arrivate da ogni parte del Veneto ma anche da fuori Regione per ammirare “I presepi”, la sua natura, la sua acqua, il suo paesaggio. E’ bello respirare un’aria fra le più pulite della provincia e avere un cielo di una limpidezza che ti lascia senza fiato. E’ questo il turismo che ci piace, quello fatto di gente che cerca nelle piccole cose la storia passate, i valori forse andati perduti per la troppa fretta. Abbiamo dato ai turisti il calore di un paese.
Durlo è una realtà che vede un paesaggio particolare e bellissimo che è quello della Lessinia con una natura unica come lo è il suo microclima. L’Associazione “Durlo 86″ lo rende particolarmente vivo e fervido, mettendo a disposizione dei turisti iniziative lodevoli e intrise di fascino, storia e cultura locali. E’ fra le frazioni più attive e vive del paese. E proprio per questo l’amministrazione realizzerà una struttura polivalente che possa accogliere chi per vari motivi verrà a Durlo”.

Quali problemi sono stati risolti e sono ancora da risolvere a Crespadoro?

“Più che di problemi risolti io parlerei di interventi che si sono resi necessari al fine di mantenere intatto questo piccolo angolo di paradiso incontaminato. Si veda la grande lotta contro la lobby del potere per lo sfruttamento dell’acqua che vedeva il realizzarsi ben 12 centraline idroelettriche in luoghi meravigliosi, con interventi distruttivi che avrebbero segnato profondamente e irrimediabilmente il nostro territorio. Abbiamo sistemato frane, aggiunto punti luce, ampliato il grande lavoro della raccolta differenziata nelle frazioni che ha visto schizzare le nostre percentuali da un misero 42% all’attuale 67%. Abbiamo realizzato un edificio accanto al municipio che adesso ospita i locali della Medicina Integrata come sezione decentrata del comune di Chiampo. Abbiamo sistemato il cimitero del capoluogo con la messa in sicurezza del muro di contenimento, una passerella per visitare i propri cari in quello che adesso sono dei sotterranei. Abbiamo messo in opera i pannelli fotovoltaici alle scuole elementari e nella ex casa del dottore in piazza municipio. Poi abbiamo asfaltato più strade dell’intero comprensorio comunale.
Tante cose sono state fatte, tante quelle che stiamo facendo e tantissime quelle ancora da fare. Di quest’ultime alcune sono sulla carta, come la sistemazione dei locali comunali che ospitano il bar in piazza, la farmacia, un nuovo progetto per Campodalbero e il campo da calcio interamente coperto e riscaldato di via Valletta e la realizzazione di una pista ciclabile che collega un’intera Valle. Alcune sono invece ancora nelle intenzioni di questa amministrazione e che dipenderanno da molti fattori. Siamo ottimisti e molto positivi”.

Chi è il Sindaco Emanuela Dal Cengio?

“Sono una donna semplice, moglie e madre di due figli che a un certo punto della mia vita ho scelto di mettermi a disposizione di un territorio e della mia gente. Lo faccio avvalendomi della preziosa e irrinunciabile collaborazione di assessori e consiglieri che insieme a me hanno accettato questa sfida. Siamo mossi da un unico ideale: rendere migliore il nostro paese. E chi mi chiede l’esperienza passata in fatto di amministrazione, rimane in genere basito quando si sente rispondere: “nessuna”. Per amministrare non servono doti particolari se non l’amore per una terra e coloro che la abitano.
Essendo un sindaco di un paese con pochi abitanti seppur con un territorio molto vasto, il compenso è pressoché ridicolo, circa 400 euro mensili, da qui si evince la necessità di mantenere il mio lavoro. Un lavoro quello dell’infermiera, che amo ogni giorno di più, che mi ha dato tanto e che continua a darmi tanto.
Certamente m’impegna molto ma vi assicuro che la ricompensa è grande.
Da 29 anni sono ferrista di sala operatoria, una realtà complessa che richiede competenze specialistiche e multidisciplinari”.

Il momento attuale segnato dalla scoperta e dal diffondersi del “Coronavirus” è particolarmente difficile e delicato. Lei che lavora in ospedale, ci può dire come si sta vivendo la situazione nelle nostra zona (Ulss 8 Berica)? 

“La gente è significativamente preoccupata e ne teme il contagio. Tuttavia occorre stare calmi, attuare tutte le misure di prevenzione che Stato e Regione hanno raccomandato, adottando una serie di comportamenti che sono assolutamente efficaci al fine della prevenzione del diffondersi del suddetto virus.
Noi sanitari stiamo affrontando questa situazione con grande consapevolezza e preparazione professionale. Siamo stati addestrati a situazioni di normale routine, urgenza ed emergenza. Le Ulss dal canto loro hanno stilato protocolli di lavoro che si sono rivelati efficaci e assolutamente attendibili e questo lo dicono i numeri.
Le domande che mi si rivolgono in questi giorni sono molte, ma la più frequente è quella se noi infermieri, i medici e tutto il personale sanitario siamo colti da una sorta di paura del contagio. Siamo persone umane e sarei bugiarda se affermassi che non ci sia in noi un po’ di timore, ma vi assicuro che lo è in tutto quello che giornalmente affrontiamo, non solo nel coronavirus. Giornalmente siamo esposti a molteplici tipi di positività ma abbiamo a nostra disposizione DPI e applichiamo protocolli e regole comportamentali di rilevante professionalità, oltre a una comprovata formazione psicologica. La sanità italiana e quella Veneta sono le migliori al mondo e mi sento di dirvi in totale serenità che ancora una volta ce la faremo, fidatevi del vostro SSN,dei vostri scienziati, dei vostri medici,dei vostri infermieri e di tutti coloro che operano della sanità italiana. Sono a disposizioni numeri verdi da contattate in caso di bisogno, noi saremo a vostra disposizione, voi dateci fiducia.

La nostra Ulss 8 ha inoltre adottato negli ospedali di competenza una serie di accorgimenti per tutelare chi accede agli ospedali. C’è un pre-triage per i casi sospetti e una serie di percorsi obbligatori che vedono ridurre al minimo il passaggio nei reparti/servizi a più alto rischio di contagio”.

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