2 giugno, Ciambetti: non c’è molto da festeggiare, la Repubblica è da rifondare

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Ciambetti

“Cosa significa, oggi, festeggiare la Repubblica? Come dice la Costituzione ‘La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato’ ma se guardiamo a quanto accade a Roma e alla lealtà che dovrebbe unire in autentico spirito di collaborazione e sussidiarietà  questi soggetti che nella carta costituzionale hanno tutti pari dignità, ci accorgiamo che non c’è molto da festeggiare, quanto, piuttosto, tantissimo su cui riflettere”.

In una sua nota dedicata alla giornata celebrativa nazionale, Roberto Ciambetti, presidente del Consiglio regionale del Veneto, manifesta “tutti i timori e le preoccupazioni nell’assistere a una involuzione democratica, in cui forze reazionarie mettono in discussione lo stato di diritto,  delegittimando le forme della rappresentanza elettiva fino ad impedire il voto popolare procrastinandolo, come nel caso delle elezioni Regionali –  dice Ciambetti – Ci sono segnali drammatici sullo stato di salute della Repubblica, come dimostrano  le vicende  che hanno investito i vertici del Csm  con la ‘degenerazione del sistema correntizio e l’inammissibile commistione fra politici e magistrati’ per dirla con le parole del Presidente Mattarella, con  l’uso aberrante della Giustizia per colpire i protagonisti e forze politiche sgradite mentre, non dimentichiamolo, scontriamo una lentezza più che imbarazzate dei nostri Tribunali.

Non parliamo poi – prosegue il presidente del Consiglio regionale del Veneto –  dell’assenza totale di lealtà nel rapporto tra stato e realtà decentrate, lealtà palesemente e più volte violata, con evidenti violazioni anche delle norme vigenti,  anche in questi ultimi mesi quando le Regioni e la realtà locale hanno fronteggiato, pur tra direttive contraddittorie, l’emergenza di una epidemia che ha messo in luce tanti limiti e la troppa arroganza di uno stato per nulla autorevole quanto pasticcione  e confuso. A fronte di questo quadro sconcertante, c’è come contraltare,  un Paese che ha dimostrato ben altra forza e spirito, con la capacità di adattamento ad una situazione drammatica sopportando sacrifici incredibili, manifestando concretamente una straordinaria professionalità e abnegazione nella difesa della salute come nel garantire servizi essenziali alla cittadinanza che, da parte sua, ha offerto slanci di solidarietà e generosità insospettabili.

Oggi – continua Ciambetti –  sullo sfondo della Festa della Repubblica si stagliano le ombre devastanti di una gravissima crisi socio-economica dagli esiti incerti, con l’aumento della povertà e delle disparità, fino alla possibile  regressione nei livelli di benessere e qualità della vita della maggioranza dei cittadini come realisticamente prospettato dal governatore di Bankitalia. Per fronteggiare questo scenario occorre un nuovo patto sociale, occorre una profonda revisione del sistema, bisogna aggredire i nodi strutturali che bloccano il Paese, rilanciare investimenti infrastrutturali,  rilanciare la Giustizia,  abbattere la burocrazia che anche in questi ultimi mesi ha raggiunto vette inenarrabili penalizzando l’intera comunità.

Solo così – conclude Ciambetti – potremo ridare alla Repubblica italiana quel profondo significato che le affida la Costituzione  e ritrovare quella speranza che in esse avevano riposto 74 quattro anni or sono i cittadini italiani usciti dal travaglio,  non solo materiale,  di ben due guerre mondiali,  l’ultima delle quali aveva lasciato profonde ferite ma aperto grandi aspettative nel segno dell’uguaglianza, del diritto, del lavoro e della democrazia fissate nella Costituzione e che ancora oggi restano le basi della civile convivenza”


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